Il continente di Kaeria vive in un equilibrio fragile tra passato e futuro, tradizione e innovazione.
Ogni villaggio, ogni città, porta in sé questa contraddizione: aratri trainati da buoi solcano i campi accanto a stazioni dove fischiano i magitreni; barche a remi solcano gli stessi mari in cui incrocia la Flotta di Lysandra, con scafi rinforzati da rune e pompe a mana; birra spillata in osterie dai pavimenti terrosi viene servita fresca grazie a celle runiche, mentre pochi isolati più in là, nelle stesse metropoli, i rifiuti scorrono ancora a cielo aperto nei vicoli poveri.
Queste dissonanze non sono semplici capricci del progresso, ma il frutto della storia di Kaeria. L’Era delle Guerre distrusse molte conoscenze, lasciando reliquie di poteri antichi sparse in un tessuto sociale che fatica ancora oggi a integrarle.
Eppure, vi sono casi in cui il salto tecnologico appare troppo repentino per essere spiegato soltanto con l’ingegno locale.

Il Magitreno collega le grandi città e i centri nevralgici dell’Impero, sfruttando linee di mana e condensatori di energia.
Eppure, al di fuori delle direttrici principali, il commercio continua ad affidarsi a carri trainati da animali, carovane di muli o vascelli a vela. Le merci viaggiano lentamente, ma arrivano comunque.

Molte città dispongono di acquedotti alimentati da pompe a mana che distribuiscono acqua potabile nelle case dei quartieri nobiliari, mentre interi rioni poveri sopravvivono con cisterne stagnanti e pozzi contaminati.

Quasi ogni locanda, anche nei villaggi più isolati, possiede almeno una ghiacciera runica o un armadio raffreddato da rune di condensazione, usato per mantenere al fresco birra, vino e carni.
È un elemento quasi “banale” della vita quotidiana, eppure la logistica di lunga distanza continua a dipendere da ghiaccio naturale o da tecniche tradizionali di salatura e affumicatura.

Nelle officine della Marca dei Draghi di Ferro, enormi mantici a vapore e rune di contenimento alimentano fucine ciclopiche, ma i campi intorno continuano a essere arati da contadini con aratri di ferro trainati da cavalli o buoi.
Una risposta, almeno parziale, giace in una verità che tutti conoscono, ma pochi osano nominare apertamente: Kaeria non è un mondo chiuso.
Di tanto in tanto, individui “altri” fanno la loro comparsa, portando con sé ricordi, saperi o idee che non appartengono a questo continente. Gli studiosi imperiali hanno distinto due possibili origini:
La differenza tra Rinati ed Evocati è sottile ma sostanziale: i primi sono integrati, spesso percepiti come “visionari” o “geni isolati”; i secondi sono visti con sospetto, talvolta con terrore, perché il loro arrivo implica sempre la mano di un evocatore che resta nell’ombra.
Il risultato è un continente dove la vita quotidiana oscilla continuamente tra antico e moderno. Il viandante che percorre la strada da Valleferma a Kaerhold potrebbe salire su un magitreno alimentato a mana, scendere in una città con acquedotti e sistemi di fognatura impeccabili, e trovarsi poche ore dopo in un villaggio dove il pozzo è l’unica fonte d’acqua e il tempo è scandito dalle stagioni e dagli animali da lavoro.
Per i Narratori, questa contraddizione è un invito: ogni città, ogni villaggio, può diventare teatro di avventure che oscillano tra la meraviglia dell’innovazione e il dramma della scarsità. Ogni nuova invenzione può sembrare miracolo… o minaccia. E dietro ogni “genio visionario” può celarsi la traccia di un Rinato o la catena spezzata di un Evocato.
Si dice che Darian Falcrem, il fondatore della casata omonima, non abbia mai inventato davvero il condensatore del magitreno.
Le rune, i calcoli, le proporzioni: tutto gli arrivò in sogno, in una sola notte. Per settimane disegnò febbrilmente, come in trance, finché non costruì il primo modello funzionante.
I suoi discendenti raccontano che la notte dopo la costruzione si svegliò urlando, giurando di aver visto “un mondo di fumo e metallo, con draghi che correvano su rotaie infinite”. Alcuni dicono che fosse solo delirio, altri giurano che fosse un ricordo di un altro mondo.
Da allora, ogni inventore che sogna un progetto troppo complesso per sembrare nato solo dall’ingegno umano viene additato come Rinato.
Nelle taverne della Marca dei Draghi di Ferro si racconta di un guerriero senza nome che, secoli fa, sapeva combattere “come nessun uomo di Kaeria”.
Brandiva lame leggere e rapide, e diceva frasi che nessuno comprendeva, ma che incutevano terrore ai suoi avversari.
Ogni volta che cadeva, si rialzava. Non perché fosse immortale, ma perché “aveva già vissuto la sua morte altrove”. Alla fine scomparve, senza lasciare tomba né reliquie.
Alcuni pensano sia tornato nel suo mondo, altri che cammini ancora tra i vivi, cambiando volto e corpo, Rinato infinite volte.
A Palmira, capitale di Elsir, si sussurra che durante l’Era delle Guerre un consesso di arcimaghi evocò guerrieri da un altro mondo per proteggere le città-oasi dalle orde.
Si racconta che questi “altri uomini” combattevano con armi mai viste e conoscessero segreti che neppure i più sapienti incantatori potevano comprendere.
La leggenda vuole che, alla fine della guerra, i maghi non seppero come rimandarli indietro. Alcuni si mescolarono al popolo e fondarono linee di sangue “straniere”; altri impazzirono, incapaci di adattarsi a un mondo che non era il loro.
Nei bazaar si racconta ancora: se vedi uno straniero che parla lingue impossibili e guarda il cielo come se fosse altro da quello che vediamo, potrebbe essere un Evocato dimenticato.
Tra le Ombre della Corona si tramanda un mito oscuro: un signore della guerra avrebbe evocato un re da un altro mondo, promettendogli ricchezze e potere in cambio della sua lealtà. Ma l’Evocato spezzò le catene del rituale e sterminò il suo evocatore.
Da allora, si dice che cammini ancora nel Cuore Imperiale sotto falso nome, con un esercito segreto pronto a rovesciare l’Imperatore.
Alcuni lo temono come usurpatore, altri lo attendono come salvatore. Ma in ogni caso, il suo titolo rimane sussurrato con terrore: Il Re senza Catena.